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a Milano dal 17-07-12 al 28-07-12 :

 C'ero, una volta

 Le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo

Galleria Famiglia Margini, via Simone D'Orsenigo, 6, Milano, (Milano) [vai alla mappa]

da martedi a giovedì dalle 14 alle 20 e su appuntamento

Ingresso libero

Onirismi che si sbucciano tra gli spigoli della contemporaneità. Sono le fiabe esplose di Anna Caruso. Alice, il Bianconiglio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve: solitudini smarrite nell'irrealtà di un mondo che ha perso la capacità di ‘sentire’. E se l’arte è soprattutto visione, come affermava Jean Dubuffet, le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo. Le fiabe nascono come narrazioni dal chiaro intento educativo, e ciascuna di esse puntualmente si conclude con un lieto fine: Cappuccetto Rosso esce intatta dal ventre del lupo, Cenerentola, calzando a perfezione la sua scarpina di cristallo, riesce a sposare il principe, Biancaneve si libera definitivamente dalla sua matrigna. Insomma, il buono ha sempre la meglio sul cattivo. Perché nelle fiabe i personaggi sono nettamente divisi tra buoni e cattivi, come in una sorta di etica manicheista. Tra le pagine di Carroll, Perrault o dei Fratelli Grimm i buoni vincono o si salvano, e tutti finiscono per vivere felici e contenti. Non è esattamente quello che accade nelle opere della Caruso, in cui la trama della fiaba viene interrotta, e la sua eroina viene strappata dal contesto narrativo per essere letteralmente teletrasportata in una dimensione che non le appartiene. È quel singhiozzo della storia, che come un sussulto sismico la spiazza, la infrange, e la disorienta. Anna Caruso pone come principale operazione della sua azione pittorica una decontestualizzazione di evidente matrice duchampiana. La scelta di decontestualizzare proprio le eroine di fiabe popolari, scaturisce dalla sua esperienza nel Cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play), gioco di origine giapponese che consiste nell'indossare costumi di personaggi della cultura manga, degli anime, o delle fiabe. Anna ha iniziato a giocare travestendosi da Alice. E questa Alice ha riportato a galla la bambina che un tempo è stata e che dentro è ancora. In un gioco creativo si è aperto un dialogo tra una donna e la sua innocenza: la bambina delle fiabe ha parlato all’artista in divenire. Fino a quando Anna non ha permesso ad Alice di entrare nel ‘quadro’. Adottando una tecnica dinamica costruisce, con grande rapidità, architetture e anatomie, sovente colte in prospettive grandangolari. Nei panni di Alice, Anna ha scoperto che l’apparente dissonanza tra quel costume e il contesto urbano può invece simboleggiare l’attuale condizione dell’artista, sempre in qualche modo fuori luogo, baconianamente ingabbiato in una realtà deformante e asfissiante. Ma proprio per questo capace di raccontarla.

 

SCHEDA TECNICA

C’ERO, UNA VOLTA

Mostra personale di Anna Caruso A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto

Dal 17 al 28 Luglio Vernissage: 17 Luglio ore 18.30

[Dj Mantra + Performance]

Galleria Famiglia Margini – via Simone D’Orsenigo 6 – Milano

Ingresso libero

Orari: da martedi a giovedì dalle 14 alle 20 e su appuntamento chiamando il numero 328 7141308

Web: www.famigliamargini.com

Mail: famigliamargini@gmail.com

Ufficio stampa FLPress

Flavia Lanza

Mail: flavia.lanza.press@gmail.com artnews@flpress.eu

Ph: +39 340_9245760

 

Evento organizzato da: Famiglia Margini

Contatto: FLPress artnews@flpress.eu

Sito web: http://www.famigliamargini.com

Locandina o altro allegato: link all' allegato

Note:

Segnalato da: FLPress

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