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a Milano dal 19-04-19 al 29-04-19 :

 Lo spirito, la carne, il metafisico… e il gioco

 sei artisti interpretano l'argomento

Studio Mitti, Alzaia naviglio grande 4, Milano, (Milano) [vai alla mappa]

18.30

Ingresso libero

A cura di Valentina Cavera

All’interno dello studio Mitti (Via Alzaia Naviglio grande 4, Milano) si aprirà il 19 Aprile 2019, per il periodo pasquale, (Fino al 29 Aprile 2019) l’esposizione dal titolo “Lo spirito, la carne, il metafisico… e il gioco”, alla quale parteciperanno sei artisti, personificando con le loro opere ognuno dei temi proposti: Michele Falciani, Fabio Andronaco, Greta Eta, Giovanni Femia, Massimo Angotti e Pietro Dossena. Sponsorizzata da ArredissimA, realtà dell’arredamento, in veste di mecenate di artisti di qualità, a braccetto con gli antichi mestieri, uno sguardo sul futuro!

Lo Spirito

Michele Falciani di Sarno (Salerno) è pittore dell’anima; contribuisce all’evento con due mandala d’acquerello puro su tela, una scultura di un angelo realizzata con un pannello in legno e un pannello tondo in acrilico con due figure angeliche. Secondo lui «Lo spirito si può intendere come energia vitale, che spinge l’uomo verso la luce e la purezza al fine di divenire luce e confermare l’essere scintilla divina. L’anima ha la conoscenza assopita delle vite passate e va contattata per realizzare i suoi sogni e progetti pensati prima di scendere in terra e incarnarsi. Il corpo è abito dove spirito e anima abitano e attraverso il quale viviamo i sentimenti e le vibrazioni con le persone la natura e tutti gli esseri viventi».  

Fabio Andronaco (Milano, ’62) nella vita insegna meditazione taoista e Yoga, è naturopata di Riza Psicosomatica. In mostra, espone astratti di natura concettuale; i dipinti sono realizzati da una parte grazie a un moto istintivo, dall’altra per mezzo di visioni nate durante i momenti che l’autore dedica alla pratica della meditazione trascendentale. Composti prettamente con colori primari, accostati sovente al nero, «colori di quadricromia, come si dice nella stampa», i quadri sentono gli effetti dell’esperienza maturata durante i trent’anni di lavoro svolti nel campo della grafica e della fotografia.

La carne

Gretaeta nasce a Milano nel ’76, dove frequenta il liceo artistico Boccioni, la scuola del fumetto e l’Accademia Disney. In Mostra presenta una stampa su carta giapponese una su tela e due disegni originali su carta, in cui ritrae il corpo: la carne simbolo di sofferenza e erotismo, piacere e dolore. Il personaggio è donna, lei medesima che ossessionata dalla perfezione estetica, innamorata del corpo come oggetto e soggetto del concreto, sfida l’esistenza del quotidiano in ogni sua forma. Si guarda dentro, fa fuoriuscire i suoi pensieri più profondi, nell’intimità, nel suo dialogo aperto con l’inconscio. «La carne è il corpo che fa bruciare immediatamente il desiderio, vive con la presenza. – fantastica Gretaeta - Lo spirito è quel desiderio che rimane vivo anche con la lontananza, si fortifica con l'assenza. Il metafisico è Giorgio de Chirico. Il gioco è spesso un inganno».

Giovanni Femia (Tradate, Varese, ’82) presenta un’opera, realizzata con carboncino e pastelli a cera su carta: il corpo diviene composizione di elementi diversi fra loro, colori e forme, succo, essenza. D’altra parte il suo lavoro giunge al minimalismo, abbandonando persino ogni indizio cromatico. Questo disegno porta ancora con sé quel gesto di fantasia legato alla colorazione, forse perché in ogni parte di noi regna imperturbata una luce di vita tinteggiata.

Il metafisico

Opere in carboncino su carta, astratti, acrilici su tela… Massimo Angotti (Milano, ’72) rappresenta il metafisico: creature misteriose, oscure, giochi di colore come energie che respirano di vita, ambientazioni surreali. Il viaggio virtuale in cui conduce lo spettatore è quello che lui stesso compie quando disegna, dipinge: dentro se stessi ci sono isole di silenzio in cui si concentrano le nostre paure, i nostri dubbi, i nostri dolori, i pensieri più profondi. Anche i demoni lì hanno una coscienza, come in “La coscienza del demone”. Una luce di trasformazione brilla nei suoi occhi poiché consapevole del fatto che il corpo, la situazione in cui si trova non è la sua condizione originaria. Ispirandosi a De Chirico, una venere di Milo preannuncia un “Ritorno alla vita” mentre le nuvole dietro di lei sembrano scorrere nell’azzurro. La ricerca messa in atto da questo pittore milanese non è solo un percorso tra le dimensioni dello spirituale, del sé ma anche uno studio del dettaglio nel disegno che diviene studio del colore in pittura. «Ho bisogno di cominciare a mettere sul disegno quello che mi viene in mente, - spiega Angotti - il disegno a volte è già un’opera fatta e finita mentre altre volte sento di doverla sviluppare su una tela usando i colori, come nel caso di “Ti sento anche da qui”».

Il Gioco

Quadretti realizzati con paint, il programma base di windows o con pennarelli dove prende vita un mondo ben preciso, quello di Pietro Dossena (Milano, ’75), nel quale anche una penna ha una personalità. Vicine alla vignetta, le sue opere parlano, pensano, giocano: colorate, buffe, fanno sorridere. «Di fronte ad un foglio bianco sono libero di fare quello che mi viene in mente senza dare fastidio a nessuno, senza sentirmi obbligato a dovere fare come dicono gli altri. Disegnare, se è un gioco, è un gioco senza regole o meglio dove le regole s’inventano man mano che il gioco procede, come facevamo da piccoli quando sapevamo ancora sognare».

 

 

Evento organizzato da: Valentina Cavera

Sito web:

Locandina o altro allegato:

Note:

Segnalato da: valentina cavera

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